Medico aggredito a Milano, l’aggressore racconta la sua versione dei fatti, anche se le evidenze sembrano dire cose differenti
Giorgio Falcetto, il medico che ieri è stato aggredito al Policlinico di San Donato, aveva appena terminato il suo turno di notte e stava rientrando a casa, quando la sua auto è stata tamponata e dopo una discussione verbale, è stato colpito con un’accetta.
L’aggressore è stato fermato e condotto in caserma, grazie ad alcuni operai che hanno annotato la targa della sua macchina. L’uomo, prima di scappare ha minacciato anche gli operai con la stessa arma che ha usato per colpire Falcetto. Interrogato dagli investigatori, l’aggressore ha detto: «Conosco quel medico, mi ha visitato quattro mesi fa, mi ha fatto una flebo ma non ha risolto i miei problemi». Mentre al momento del fermo ha detto: «Stavo male, volevo essere visitato».
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Le indagini dei carabinieri sono in corso, ma fino ad ora non risulta che l’uomo sia mai stato visitato da Falcetto. Sulla dinamica dell’incidente, Falcetto ha detto: «Ho urtato per sbaglio la sua auto. Lui è uscito e abbiamo iniziato a discutere. Non c’ho visto più e l’ho colpito con un’accetta che avevo in macchina». Il Corriere della Sera, che riporta le dichiarazioni dell’uomo, aggiunge che l’aggressore racconta la vicenda in modo confuso mentre sull’arma dice di averla gettata in un tombino, ma questa sarebbe stata poi trovata occultata in un altro luogo.
Continuano le indagini per chiarire l’accaduto, mentre la vittima è ancora in coma e in gravi condizioni.

