Presentato il Rapporto Svimez 2022, in cui si evidenzia ancora una volta il divario tra il Centro-Nord e il Sud
Presentato oggi a Roma il Rapporto SVIMEZ 2022 sull’economia e la società del Mezzogiorno. Nell’introduzione, il presidente Svimez, Luca Bianchi, evidenzia i punti salienti del rapporto:
“Dopo lo shock della pandemia, l’Italia ha conosciuto una ripartenza pressoché uniforme tra macro-aree. Il “rimbalzo” del PIL nel 2021, +6,6% a livello Paese, è stato sostenuto dalla ripresa degli investimenti, soprattutto quelli in costruzioni, e dalla domanda estera. La ripresa ha interessato tutte le aree del Paese, ma è stata più rapida nel Nord (+7,5% nel Nord-Est; +7% nel Nord-Ovest), dove più pronunciata era stata la recessione del 2020. Il Mezzogiorno ha però partecipato alla ripartenza: il PIL meridionale è cresciuto infatti del 5,9%, superando la media dell’UE-27 (+5,4%).
Oltre che del fisiologico effetto delle riaperture, la ripresa ha beneficiato dell’inedita intonazione espansiva delle politiche a sostegno dei redditi delle famiglie e della liquidità delle imprese che hanno contribuito a sostenere i consumi e a preservare condizioni favorevoli di continuità operativa per le attività economiche. Come in precedenti fasi di ripresa ciclica, d’altra parte, i sistemi produttivi delle regioni meridionali si sono mostrati meno pronti ad agganciare la domanda globale in risalita, registrando un ritmo di crescita dell’export più contenuto del resto del Paese.
Gli investimenti delle imprese orientati all’ampliamento della capacità produttiva, inoltre, sono stati meno reattivi nel Mezzogiorno. Sono stati soprattutto quelli in costruzioni a crescere nel Sud, grazie allo stimolo pubblico (Ecobonus 110% e interventi finanziati dal PNRR). Il trauma della guerra ha cambiato il segno delle dinamiche in corso a livello globale: rallentamento della ripresa; aumento del costo dell’energia e delle materie prime; comparsa di nuove emergenze sociali; nuovi rischi operativi per le imprese; indeterminatezza delle conseguenze di medio termine dei due “cigni neri” della pandemia e della guerra, il cui irrompere a distanza così ravvicinata, rappresenta di per sé un evento decisamente inconsueto.
Questi fatti si sono verificati all’interno di un contesto di policy anch’esso in evoluzione per l’avvio della fase di rientro dalle politiche di bilancio e monetarie espansive. Le dinamiche globali avverse hanno esposto l’economia italiana a nuove turbolenze, allontanandola dal sentiero di una ripartenza relativamente coesa tra Nord e Sud del Paese.
Nel corso del 2022 la SVIMEZ ipotizza una crescita media dei prezzi al consumo dell’8,5%; dato che racchiude una significativa differenziazione territoriale: + 8,3% al Centro-Nord e +9,9% nel Mezzogiorno. 3 Il differenziale sfavorevole al Sud si deve in larga parte a un effetto composizione. Nel “carrello della spesa” del consumatore medio del Sud è prevalente l’acquisto di beni di consumo, più colpiti dal rincaro delle materie prime; viceversa, al Centro-Nord assume un peso più rilevante l’acquisto dei servizi, interessati da una crescita dei prezzi significativamente minore. Tale differenza tra le due circoscrizioni si deve, a sua volta, all’ampia difformità nella distribuzione dei redditi a livello territoriale.
Nel Mezzogiorno è di gran lunga più estesa la platea di famiglie con redditi collocabili nella parte inferiore della distribuzione, per le quali è prevalente la spesa destinata all’acquisto di beni di consumo di prima necessità. Inoltre, il rientro della bolla inflazionistica, successivamente al 2022, è atteso più lento nel Mezzogiorno con un differenziale, a suo sfavore, di un punto percentuale all’anno. Le informazioni recentemente rilasciate dall’ISTAT relative al terzo trimestre 2022 indicano una crescita acquisita del PIL per l’anno in corso pari al 3,9%; variazione di entità superiore a quanto generalmente atteso. Poiché gli effetti inflazionistici derivati dal forte incremento delle materie prime si trasmettono pienamente ai consumatori con un lag temporale, in media, di tre/quattro trimestri, nell’ultimo scorcio dell’anno è attesa una modesta decelerazione congiunturale.
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Di conseguenza, in media d’anno, nel 2022 la SVIMEZ stima che il PIL italiano aumenti del 3,8%. A scala territoriale questa variazione si declina in un incremento del 4,0% nelle regioni centrosettentrionali, e del 2,9% in quelle del Mezzogiorno. In particolare, i consumi delle famiglie dovrebbero far segnare una variazione di entità non molto diversa tra le due ripartizioni (+3,9% nel Mezzogiorno e +4,3% al Centro-Nord). In larga parte ciò si deve all’effetto di compensazione offerto dalle misure di sostegno ai redditi familiari adottate nell’anno. A riguardo, si tenga presente che, per far fronte all’emergenza determinata dal rincaro dei beni energetici, nel 2022 sono stati destinati, a famiglie e imprese con modalità differenti, 57,6 miliardi di euro (tre punti di PIL). Anche il saggio di crescita delle esportazioni è simile tra le due aree: 13,5% al Sud e 12,0% al Centro-Nord (a prezzi correnti).
Molto differente, tuttavia, è l’effetto sul tasso di crescita del PIL in ognuna delle due macro-aree dato il peso di gran lunga più ampio che la componente estera ha nel sistema economico del Nord. Si valuta che in quest’ultima area l’aumento dell’export ipotizzato nel 2022 contribuisca per poco più di un p.p. a quella del PIL contro i neanche due decimi apportati all’espansione del prodotto meridionale. È qui che si concentra gran parte del differenziale di crescita tra le due aree. Quest’ultimo effetto è solo in misura assai modesta controbilanciato dalla maggiore crescita prevista per gli investimenti in costruzioni nelle regioni meridionali (+10,8% vs. il +8,2% del Centro-Nord). Tali dati, se confermati, indicherebbero che nel biennio 2021-2022 verrebbe pienamente recuperata la perdita di prodotto sperimentata nell’annus horribilis della pandemia (2020; -9,3% nel 4 Centro-Nord e -8,0% nel Sud), per di più in entrambe le ripartizioni.
Quest’ultima circostanza acquisisce maggiore valore tenendo presente che nelle precedenti fasi cicliche negative il successivo recupero di prodotto è avvenuto su un orizzonte temporale più lungo e, nel Sud, è stato incompleto, il che ha allargato progressivamente il divario con il resto del Paese. Inoltre, nel 2021-2022, il saggio di crescita dell’economia nazionale dovrebbe risultare tra i più elevati a scala europea, segnando un’importante discontinuità con quanto avvenuto praticamente sempre nel passato”.

