Attentato a Istanbul, arrestata la persona considerata responsabile. Avrebbe confessato la donna di origini siriane
Sono sei i morti e più di 80 i feriti rimasti coinvolti nell’attentato che ieri, 13 novembre, è avvenuto a Istanbul, in Turchia. Cinquanta dei feriti sono stati già dimessi, mentre cinque stanno ricevendo cure di emergenza. Due di loro verserebbero in condizioni disperate e sarebbero in pericolo di vita. «Quando ho sentito l’esplosione mi sono pietrificato — ha raccontato alla Reuters il proprietario di un ristorante sul viale dell’attentato —, la gente si è guardata negli occhi, poi ha cominciato a correre. Che altro si poteva fare?».
Le autorità turche hanno parlato di attentato terroristico, mentre il presidente turco Erdogan è più cauto: «Sarebbe sbagliato se dicessimo con certezza che si tratta di terrorismo, ma i primi sviluppi indicano quella pista», ma poi chiarisce: «La nostra nazione deve essere sicura che i responsabili saranno puniti come meritano».
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Il vice presidente turco Fuat Oktay ha parlato degli arresti, tra cui «una donna kamikaze con una borsa», che era stata ripresa dalle telecamere. Sarebbe lei ad aver fatto esplodere la bomba: dopo essere stata seduta su una panchina per 40 minuti, si è alzata e un paio di minuti dopo è avvenuta l’esplosione.
La donna, di origine siriana, è stata arrestata e avrebbe confessato di essere stata lei su ordine del Pkk, ovvero il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Attivo dal 27 novembre 1978 nel sud-est della Turchia e nella zona del Kurdistan iracheno, il partito curdo da molti è considerato un’organizzazione terroristica poiché attraverso la lotta separatista armata cerca di creare un Kurdistan indipendente.

