Kabul, la libertà delle donne sempre più compromessa. Spari in aria per sedare le proteste di un gruppo di manifestanti
Dopo un anno dal ritorno a Kabul del governo talebano, il sogno di libertà delle donne sembra completamente andato in fumo. Tutti i diritti conquistati negli anni precedenti sono stati aboliti, nonostante la promessa di un governo inclusivo e aperto ai diritti delle donne.
A testimoniare ciò è l’ultimo episodio repressivo messo in atto dai miliziani, che ieri, 13 agosto, hanno sparato in aria per disperdere circa 40 donne che stavano manifestando davanti al ministero dell’Istruzione al grido di “pane, lavoro e libertà”.
In seguito agli spari alcune delle manifestanti si sono rifugiate nei negozi vicini, ma sono state raggiunge dai talebani, che non hanno esitato a colpirle con i calci dei fucili. Alle donne è vietato uscire se non strettamente necessario, è vietato lavorare se non per rare eccezioni; è negata loro l’istruzione superiore e anche viaggiare.
Non solo le donne nel mirino del governo talebano, ma anche molti oppositori. Avverte l’Onu che osservati speciali sono anche molte Ong straniere rimaste sul post e centinaia tra giornalisti, oppositori, e attivisti.

