Marmolada, sale a 9 il numero delle vittime. Riprese le ricerche a terra con 14 squadre di operatori interforze
Le vittime accertate del crollo della Marmolada per ora sale a 9, di cui quattro identificate e cinque ancora da individuare. Il numero dei dispersi dovrebbe scendere a tre. Si attendono conferme. Le ricerche sono difficili da effettuare. Nella giornata di ieri sono stati recuperati due corpi, ma gli esperti dicono «che i due corpi appena trovati non siano delle persone ad oggi “disperse”, ma di due uomini dei quali non è stata mai denunciata la scomparsa».
Inoltre sono stati trovati i documenti di identità dei due ragazzi della Repubblica Ceca rimasti intrappolati nel crollo. Si attendono i familiari per il rito del riconoscimento.
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Per riuscire a dare risposte certe alle famiglie e in breve tempo, sarà necessario il lavoro del Ris di Parma, al lavoro da ieri, 6 luglio, nel Palazzo del Ghiaccio, che in questa circostanza è stato trasformato in camera ardente: «Abbiamo il dovere di andare avanti in modo spedito per dare risposte ai familiari che con tanta angoscia aspettano da giorni», riflette il procuratore Dellantonio.
All’alba di oggi, quando il rischio di nuovi distacchi è minore, sono riprese le ricerche a terra con 14 operatori interforze, il cui compito sarà quello di perlustrare ogni singola porzione della valanga. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera: “Sarà un intervento complesso: il piano operativo divide il percorso della cascata di ghiaccio e roccia, lungo circa 2,5-3 chilometri, con oltre 600 metri di dislivello, in tre parti”.
Gli specialisti inizieranno a lavorare dalla parte bassa del crollo e avranno a disposizione radio e un elicottero a cui resteranno imbragati col verricello. In caso di un nuovo crollo, per salvarsi hanno a disposizione tra i 20, 40 o 60 secondi.
Il procuratore di Trento, Sandro Raimondi sulle eventuali responsabilità del crollo dice: «Non vogliamo alcun agnello sacrificale da dare in pasto alla pubblica opinione». «Coinvolgeremo degli esperti per fornire prove di natura idraulica sulla stagnazione di acqua sotto il ghiacciaio». «Il grosso nodo di questa indagine — spiega Raimondi — è la prevedibilità dell’evento: se cioè questa sciagura era prevedibile oppure no. E nel caso se è collegabile a ipotesi di imprudenza. Al momento la prevedibilità è esclusa. Siamo come in una stanza con tante porte. Le apriremo tutte e vedremo cosa c’è dietro in modo da ricostruire bene i fatti».

