Ahmad Reza Djalali, il medico iraniano sarà giustiziato per spionaggio. Contro di lui solo una prova di dubbia autenticità
Ahmad Reza Djalali, il prossimo 21 maggio, sarà giustiziato in Iran con l’accusa di spionaggio in favore del Mossad. Il medico, con doppia nazionalità iraniana e svedese, era stato arrestato nel maggio del 2016 durante una visita accademica in Iran. E’ stato anche ricercatore presso il Centro di medicina dei disastri (Crimedim) dell’Università del Piemonte Orientale di Novara.
Forti dubbi sulla sua colpevolezza sono stati sollevati. In realtà, l’unica prova contro di lui, la cui autenticità è stata messa fortemente in discussione, è una lettera che il medico avrebbe inviato alla moglie. Fin dall’arresto e dalla prima condanna sono stati in molti a sostenere il medico.
Tra questi vi è Amnesty International, che ha denunciato: «Gli è stato negato l’accesso ad un avvocato ed è stato costretto a fare “confessioni” davanti a una videocamera leggendo dichiarazioni pre-scritte dai suoi interrogatori. Ha detto che è stato sottoposto a pressioni intense con tortura e altri maltrattamenti, incluse minacce di morte».
Djalali ha lavorato in Italia dal 2012 al 2015 e nel settembre del 2019 il comune di Novara gli ha conferito la cittadinanza onoraria su proposta dell’ordine dei medici locale.

